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Laura Strati si racconta su ItVicenza con un sogno nel cassetto: le Olimpiadi Tokyo 2020

Laura Madrid 1

foto copertina: Spoermedia.es

Tredici maglie azzurre, la terza italiana di sempre nel salto in lungo dopo Fiona May e Valentina Uccheddu. A 28 anni Laura Strati, ormai 18 anni di atletica alle spalle e due lauree, ha ancora qualcosa da dire in pedana e coltiva un sogno olimpico.

Ecco come l’azzurra, punta di Atletica Vicentina Brazzale, si racconta dopo la stagione indoor che l’ha vista dodicesima d’Europa ai campionati continentali in sala di Glasgow.

Che bilancio fai del tuo Europeo?

«La stagione indoor purtroppo non è andata come volevo. Non ho trovato la giusta condizione fisica e la regolarità nei salti che mi permettessero di prendere parte alla qualifica di Glasgow sicura di me stessa. La gara è stata in linea con quelle precedenti: due salti intorno ai 6.40 metri e un ultimo di 6.60 effettivi ma staccando fuori tavoletta, che come noto misura 20 cm, quindi 6.40 ufficiali. E’ stata dura per la terza volta non riuscire a entrare nella finale delle migliori atlete europee. Ma non ci si può appellare alla cattiva sorte. L’atletica è raggiungere la perfezione nel gesto e io devo lavorare perché ciò accada. Poi la buona fortuna arriverà al momento giusto per darmi la spinta finale, ma prima questi errori vanno corretti. Io ho tanta voglia di correggerli. Sono tornata in pista a fine marzo con più motivazione di prima».

Laura Ancona 2019

R. Passerini Atl-eticamente foto

Come sei arrivata al mondo del salto in lungo ?

«Da piccola ho sempre fatto sport, prediligevo la pallavolo. Mi sono avvicinata al mondo dell’atletica quando ho cominciato a prendere parte alle gare studentesche. Mi piacevano la velocità, gli ostacoli e il salto in lungo. Mio fratello Rocco al tempo faceva già atletica nel campo vicino a casa e così, un po’ per seguirlo e un po’ sull’onda dei buoni risultati a livello scolastico ho iniziato anche io ad allenarmi. Con il salto in lungo è stato amore a prima vista. Più lo facevo e più mi piaceva».

I momenti più importanti del tuo percorso sportivo?

«Sicuramente le prime maglie azzurre giovanili sono ricordi indelebili. Tra le altre, ricordo il quarto posto con la staffetta 4×100 ai Campionati Europei Junior e il settimo posto individuale nel lungo ai Campionati Europei U23 nel 2011. A livello assoluto invece i momenti top sono stati il debutto con la nazionale assoluta nel 2015 ai Campionati Europei Indoor di Praga: uscivo da una serie di annate sfortunate, segnate dagli infortuni, avevo ormai perso la fiducia in me. Altra pietra miliare è stata la partecipazione ai Campionati Mondiali di Londra nel 2017. Fino ad allora non pensavo di poter gareggiare a livello mondiale oltre che europeo, ma ora ne sono convinta e voglio tornare su quel palcoscenico. Contando poi che ho sempre praticato l’atletica come un “hobby” (non faccio parte di nessun corpo militare), il trasferimento in Spagna a inizio 2017 ha sicuramente rappresentato un passo fondamentale: in quel momento ho deciso che avrei fatto di tutto per essere alle Olimpiadi di Tokyo nel 2020, e lì ho deciso di investire su me stessa e sul mio talento. Con tanti sacrifici fino ad oggi, perché ripeto lo sport non è la mia professione, ma con un obiettivo ben chiaro in testa».

Laura Strati 2018

Meeting Nembro

Nel 2015 a Padova hai conquistato il tuo secondo titolo assoluto indoor con 6.53 (il primo ad Ancona con 6.29 nel 2011), poi migliorato con 6.59 nel 2017 ai tricolori di Ancona. Nel luglio 2017 sei diventata la terza italiana di sempre con 6.72 ad Avila, in Spagna. Quali saranno i tuoi prossimi obiettivi agonistici ?

«Quest’anno punto a essere la titolare nella Coppa Europa per Nazioni di agosto e a partecipare ai Campionati Mondiali di Doha a inizio ottobre. Prima della fine della mia carriera agonistica inoltre uno dei miei obiettivi è riuscire ad essere la seconda migliore italiana all-time. E’ un obiettivo fattibile, lavorerò per raggiungerlo. Ovviamente, l’anno prossimo sarà l’anno olimpico. E sappiamo già a cosa miro».

Laura, nella tua vita però non c’è spazio solamente per il mondo dell’atletica. Vivi a Madrid, dove hai svolto un tirocinio scrivendo la tesi di laurea in relazioni internazionali. Come si svolge la tua vita lavorativa ?

«Dopo il tirocinio e la laurea magistrale a Ca’ Foscari, nel marzo 2017 mi sono messa a cercare un lavoro part time come traduttrice a Madrid. L’ho trovato subito, alla multinazionale di moda Claire’s. Dopo 7 mesi però vedevo che i ritmi del lavoro non mi permettevano di allenarmi nelle migliori condizioni. Troppi, e troppo lunghi, spostamenti quotidiani nella capitale, poco riposo e poco recupero. Quindi mi sono licenziata e in quest’ultimo anno ho lavorato come traduttrice free lance. Adesso non escludo di tornare a cercare un lavoro, o uno stage o un corso di formazione professionale nel mio ambito, le lingue straniere. Nel frattempo ho frequentato un corso di tedesco e sto attualmente seguendo l’iter formativo per sostenere la certificazione di inglese Advanced».

Quali caratteristiche servono per emergere in una disciplina come il Lungo?

«Velocitá, potenza e forza esplosiva sono fondamentali. Ma anche l’intelligenza motoria e il sapersi correggere tra un salto e l’altro: in gara noi saltatori abbiamo la fortuna di avere più prove a disposizione. E quindi, se una va male, possiamo cambiare il chip e far andar bene la successiva. Bisogna però allenare anche questo aspetto, e non credere che tutto venga naturalmente. Io ci lavoro molto con la mia mental coach. In periodo agonistico lavoriamo ogni giorno».

Laura 1

Frederic Poirier foto

Hai mai pensato di abbandonare la disciplina ?

«La vita di un atleta, anche se da fuori può sembrare fantastica, non è poi così rosea. Abbiamo bisogno di costante motivazione e non sempre è facile sentirsi motivato, ci sono dei momenti in cui vorresti mollare tutto e dedicarti ad altro. O semplicemente vorresti metterti alla prova in altri campi della vita, quelli per cui hai studiato ad esempio. Ma poi ti viene in mente che hai scelto di vivere un sogno. E’ la passione che ci muove e ci aiuta a superare qualsiasi fase di incertezza».

Cosa ti ha dato e tolto l’atletica leggera ?

«Penso mi abbia dato una giusta dose di testardaggine, caparbietà, voglia di migliorarmi sempre e comunque e di trovare una soluzione ai problemi o ai periodi di crisi. Mi ha dato qualcosa di cui andar fiera, mi ha dato gioia, lacrime, emozioni indescrivibili e tanto ha ancora da darmi. Mi ha forse tolto un po’ la spontaneità nella vita di tutti i giorni. Per forza di cose, noi atleti abbiamo dei ritmi quotidiani serrati: allenamento, riposo, alimentazione e recupero rendono la nostra routine cadenzata e a volte molto prevedibile. E mi rendo conto che non siamo persone… normali. E che non tutti sono disposti a starci vicino a queste condizioni».

Come immagini il tuo futuro dopo l’attività agonistica: tecnico, dirigente, presidente?

«La figura del dirigente non mi dispiacerebbe. Ma vorrei anche dedicarmi ad allenare, tra l’altro ho già il patentino e in alcune occasioni ho dato il mio contributo, perché da allenatore si possono capire altre mille cose che da atleta si ignorano. Tuttavia, non credo che il mio futuro sarà solo nello sport, anche se rimanere nel mondo dell’atletica mi piacerebbe molto. Ho voglia di cimentarmi anche in altri campi, per cui vedremo».

Il tuo papà Claudio è il presidente del Gs Marconi di Cassola, dove hai mosso i primi passi da atleta. Quali sono stati i valori che ti ha trasmesso ?

«L’appoggio dei miei genitori è sempre stato fondamentale. Mio padre Claudio e mia mamma Marina, che sono tra le figure di riferimento al Gs Marconi Cassola, mi hanno insegnato ad essere umile, diplomatica ma risolutiva e mi hanno sempre sostenuto nelle mie scelte. La famiglia è per me la cosa più importante, l’ho imparato vivendo in un Paese straniero».

Gs Marconi vuol dire anche Atletica Vicentina. Quali sono a tuo parere i giovani di talento della tua società che possono avere un futuro radioso come il tuo?

«Per quanto riguarda il gruppo di Cassola so che stanno attraversando un periodo particolare della loro vita, perché alcuni hanno cominciato a frequentare l’università e alcuni lavorano, ma se tengono duro, Gloria Gollin, Amar Kasibovic, Riccardo Miglietta, Manuel Lando, Andrea Marin, Beatrice Fiorese, Simone Busnardo possono portarsi a casa delle buone soddisfazioni. Ma quella è una fucina e anche tra i giovanissimi allievi emergono figure interessanti, vedi Maya Caon. Ogni anno spunta qualche sorpresa. Auguro a tutti loro un futuro molto più radioso del mio!».

Campionati Europei Indoor Di Glasgow

Colombo/Fidal foto

Se volessi descrivere con tre aggettivi il tuo allenatore Daniele Chiurato ?

«Daniele è sicuramente una persona umile, molto positiva e competente. Non è facile trovare un tecnico così in Italia. Che pensi al bene dell’atleta e non al proprio interesse personale. Ne ho sentite tante di storie in giro… di allenatori gelosi e possessivi. Io avendo Daniele come riferimento mi sono sempre allenata anche con altri specialisti, vedi Devis Favaro, a suo tempo per gli ostacoli, Paolo Camossi e ora Juan Carlos Álvarez per la tecnica specifica dei salti».

Coltivi qualche hobby ?

«Mi piace cucinare, studiare le lingue straniere, vedere serie, andare al cinema o a teatro e ballare la salsa».

La classica domanda finale: il tuo sogno nel cassetto?

«Ne ho più di uno. Quello più a breve termine è ovviamente partecipare alle Olimpiadi di Tokyo nel 2020. E più a lungo termine vorrei trovare un lavoro che mi piace, fare molteplici esperienze nella mia vita, costruirmi una famiglia solida ed essere felice

Giancarlo Noviello

Autore: Giancarlo Noviello

Giornalista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Veneto, collabora con il Gazzettino di Padova dal 20 ottobre 2017, dopo aver trascorso dieci anni nel gruppo dei quotidiani GEDI (Mattino di Padova – La Nuova Venezia e Mestre e La Tribuna di Treviso). Scrivo su alcuni periodici di informazione cartacea e on line, e coordino alcuni Uffici Stampa. Nel tempo libero amo correre come atleta master. Sono tesserato con l’Atletica Due Torri Noale e ho partecipato e concluso una quindicina di maratone italiane ed estere, tra le quali Parigi, Londra, Berlino e Dublino, debuttando alla maratona del Santo a Padova nel 2008.

Laura Strati si racconta su ItVicenza con un sogno nel cassetto: le Olimpiadi Tokyo 2020 ultima modifica: 2019-04-20T13:03:19+02:00 da Giancarlo Noviello

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