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MONUMENTI

Monumento a Roberto Sarfatti, un capolavoro del moderno razionalismo

Monumento A Roberto Sarfatti

Sul Col d’Ecchele si trova il Monumento a Roberto Sarfatti, considerato fra i capolavori del moderno razionalismo europeo.

Monumento a Roberto Sarfatti

Un monolitico cippo, un cubo, si innalza su due ali di pietra, preceduto da due stretti muraglioni attraverso i quali passa la breve scalinata che porta alla sua facciata su cui sono incise queste semplici parole: “Roberto Sarfatti volontario diciasettenne Medaglia d’Oro caporale del 6° Alpini qui cadde, questa terra rivendicando all’Italia. Venezia 10-5-1900 Colle d’Echele 21-1-1918”.
E’ un piccolo monumento disegnato nel 1934 dall’architetto Giuseppe Terragni per Margherita Grassini Sarfatti.
Donna di grande intelligenza e fascino, fu esponente di rilievo della cultura italiana dei primi decenni del Novecento, scrittrice e critica d’arte che in questi quarant’anni, dal 1901 alla fine degli anni ’30, scrisse di arte, architettura e di arti applicate.
Nel 1912 incontrò Benito Mussolini, neo direttore dell’Avanti, e per circa vent’anni ne fu amante ed influente consigliera.
Volle il monumento dopo il ritrovamento, nell’estate del 1934, del corto del figlio diciasettenne, morto nel gennaio 1918 nell’assalto al Col d’Echele durante la seconda battaglia dei Tre Monti.

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Il più giovane volontario d’Italia prima e un giovanissimo caduto poi, decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Terragni, allora appena trentenne e già esponente di punta del razionalismo architettonico italiano, realizzava in quegli anni a Como la sua celebre Casa del Fascio. Con la nuda geoetria delle sue forme archetipiche (il cubo, la croce, la scala) e il volto scabro della pietra, Terragni dà vita qui a un’architettura che fonde arcaismo e modernità, un monumento antiretorico e antimonumentale che ha il suo più immediato precedente in quello berlinese a Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg di Mies van der Rohe (fatto demolire da Hitler nel ’33), e nel monumento ai Partigiani di Aldo Rossi sulla piazza del Municipio a Segrate (Milano), a conferma che il linguaggio dell’architettura moderna si sviluppa al di sopra di ideologie e regimi politici contrapposti.

La realizzazione

I lavori del monumento funebre, iniziati nel luglio del 1935, si concusero alla fine di settembre. Fu inaugurato domenica 13 ottobre 1935 alla presenza di Margherita Sarfatti, Giuseppe Terragni, autorità civili e militari e un picchetto d’onore.
Il “caro segno”, come lo chiamava Margherita Sarfatti, ha un’intensa poetica e malinconica che nasce dalle infinite suggestioni che la sua stessa forma di cripta all’aperto e di croce riverbera nel grande vuoto del paesaggio circostante. Una dolente simbologia sacrificale e di solitudine che, al di là dell’asciutto ricordo del ragazzo caduto, sembra prefigurare il destino stesso dell’architetto e della sua committente.

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A partire dal 1935, il razionalismo astratto e anticelebrativo di Terragni entra in disgrazia agli occhi del regime e l’architetto comasco morirà nel ’43 con la mente sconvolta al ritorno dal fronte russo.
Anche per Margherita Sarfatti nel ’36 comincerà il declino fino ad essere inserita nel ’38 in una lista di intellettuali ebrei, a nche fascisti, da cancellare dalla vita pubblica. Lascerà l’Italia nel ’38 per farvi ritorno nel ’47, morendo infine, dimenticata, nel 1961.
La salma di Roberto Sarfatti riposa nella cripta centrale dell’Ossario di Asiago, assieme a quella di altri undici Caduti sull’Altopiano, insigniti di Medaglia d’Oro al Valor Militare. I nomi di tutti loro sono incisi sulla base della coppa d’oro usata per la consacrazione del vino nelle MEsse che si celebrano all’Ossario.

Monumento a Roberto Sarfatti, un capolavoro del moderno razionalismo ultima modifica: 2019-08-03T01:59:32+02:00 da Matteo Venturini

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